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Archivi per la categoria ‘Storie in prima corsia’

Azzurro intenso nel cielo di Barcellona

Sono rientrati proprio oggi dalla Catalogna, ma per loro non è stata una settimana di vacanza. Agli Europei di atletica leggera di Barcellona, terminati ieri sera dopo sei giorni di gare, la squadra italiana ha nel complesso ben figurato. E come in ogni grande appuntamento internazionale, ovviamente, ci state conferme e sorprese, gioie e delusioni, esordi e addii.

Conferma di certo è stata quella di Alex Schwazer (nella foto), il campione olimpico della 50 km di marcia, che ha partecipato alle due gare in programma nella sua disciplina. Di certo importante è stato il suo secondo posto nella 20 km, che ha regalato la prima medaglia agli azzurri.

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Azzurro intenso nel cielo di Barcellona

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Jesse Owens e Luz Long: quando l’atletica cambia la storia

Il passato non può essere più riscritto, ma ci sono episodi meno noti che ci fanno capire che, anche nei periodi più bui della storia, grandi uomini hanno saputo lasciare un messaggio ben diverso da quello dei potenti che li governavano. Così è avvenuto alle Olimpiadi del 1936 a Berlino, in quella Germania nazista che da lì a poco avrebbe scatenato l’Olocausto e provocato la Seconda Guerra Mondiale.

Il protagonista dei Giochi è James Cleveland Owens, detto Jesse, un ragazzo di 23 anni originario dell’Alabama, che in pochi giorni si aggiudica 4 medaglie d’oro (100, 200, 4×100 e salto in lungo). L’altro attore del nostro racconto è Karl Ludwig Long, soprannominato Luz, elemento di punta della nazionale tedesca di atletica leggera, anche lui in gara a Berlino ’36 e tra i favoriti per il titolo del lungo. La vittoria finale in pedana, come è già noto, va a Jesse Owens, ma pochi sanno come andarono veramente le cose.

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Dorando Pietri e il successo di una sconfitta

Passare alla storia per non aver vinto un’olimpiade. L’atletica è anche questo ed è il bello del nostro sport sapere che un’impresa può essere tale anche senza la conquista di un titolo o il superamento di un record. Ciò che fa la differenza è lo spirito con cui si affronta la prova. Così è stato per Dorando Pietri. Ma per capirlo dobbiamo fare un tuffo nel passato, tornando indietro di oltre un secolo, all’inizio del 1900.

A quei tempi correre significava praticare il ciclismo: la corsa “a piedi” era considerata quasi un’attività per folli. In una società in cui la gran parte della popolazione faticava a campare, era impensabile che al termine di una giornata di lavoro, magari raggiunto dopo chilometri di cammino, qualcuno potesse andare a sprecare le poche energie che gli restavano facendo sport. Non la pensava così Dorando Pietri, un giovane nato a Correggio (in provincia di Reggio Emilia) nel 1885, che di mestiere faceva il pasticcere a Carpi, città in cui si era trasferito con la famiglia fin da piccolo. Nel tempo libero lontano da biscotti e crostate si dedicava alla bicicletta, ma amava anche la corsa come la intendiamo noi. Così nel 1903, a diciotto anni, si iscrive alla società sportiva La Patria.

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Quelli “dell’ultima ora”

Quando il sole scompare sotto la linea dell’orizzonte, loro scendono in pista. Pochi di voi li incrociano perché corrono sempre lontano dalla luce dei riflettori. In tutti i sensi! Sono loro, il gruppo “dell’ultima ora”: Stefano Verdini, Alessandro Rossetti, Dario Chiesa e Fabio Rubicondo. Tra le 19 e le 20 potrebbe capitarvi di incontrarli al centro sportivo Scirea o sui viottoli del Parco del Grugnotorto.

Sono stati anche loro agonisti. Ora hanno decisamente altri obiettivi, ma ascoltare la loro esperienza non può che esserci utile.

Abbiamo discusso con la punta di diamante del gruppo: Stefano Verdini, un atleta entrato nell’élite del “Club 10” e degli “under 50”, ovviamente intendiamo i 10 secondi sui 100 e i –50 nel giro di pista. Uno che ha indossato la prestigiosa divisa verdazzurra della Snam di San Donato Milanese! Uno che faceva i “traini” con i pneumatici dei tir!!!

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Quelli ”dell’ultima ora”

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Arrivano le “Storie in prima corsia”

Ciao a tutti!

Eccomi qui! Penso che qualcuno di voi mi conosca già bene. Qualcun altro un po’ meno, ma poco importa.

Mi ritrovo anch’io a scrivere in questo spazio on-line che il grande Tara ha creato e sta mirabilmente gestendo da alcuni mesi. Mi ha invitato a preparare qualcosa, ci siamo confrontati e alla fine mi ha concesso questa bella bacheca su cui appiccicare un po’ di articoli e racconti.

“Storie in prima corsia” è il nome che abbiamo scelto per questa rubrica. Chi di voi è mezzofondista sa bene quanto sia importante la prima corsia, perché chi non guadagna la corda deve fare più strada. I velocisti non amano particolarmente il primo “binario”, ma ogni tanto tocca pure a loro calpestarlo. Lanciatori e saltatori l’attraversano invece per andare in pedana… Insomma, ognuno di noi, chi prima, chi dopo, chi più, chi meno, deve passare dalla prima corsia. Per questo motivo le “Storie in prima corsia” vogliono essere i racconti di tutti noi, oltre naturalmente ad approfondimenti su eventi o personaggi di rilievo del nostro sport preferito.

Ognuno di noi potrà essere protagonista perché faremo delle chiacchierate con i nostri atleti, tecnici, dirigenti, tifosi… Ma ne abbiamo di tifosi?!?! Comunque, ciò che conta è che quando diventerete famosi con una medaglia olimpica al collo, io potrò finalmente dire: «Sono stato io a intervistarlo per primo!»

Allora mi metto subito al lavoro! Ehi, ehi, però con calma… Non spingete per essere intervistati! C’è spazio per tutti!!!

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